Workshop

 

Action Painting

 

 

 

 

L’action painting o pittura azione è un tipo di pittura nato negli anni 40 negli stati uniti d’america e che si è diffuso notevolmente fino agli anni 60.
Il suo artista  più noto è Jackson Pollock.  L'Action Painting, che prende anche il nome di  Informale, pittura gestuale, espressionismo astratto, tachisme etc..) cerca di far si che l’artista trasmetta , mediante il suo modo di dipingere,  immagini più profonde , che chiaramente sono personali e diverse da individuo a individuo.

 

A livello di comunicazione  l’action painting  cerca di toccare quindi  la profondità dello spettatore cosi da creare una relazione diretta  tra l’artista e il fruitore al di là del soggetto e dall’accostamento dei colori e permettendo un fluire dell'energia immessa durante la lavorazione dell'opera

 

Il ciclo di seminari intende mettere in contatto l'allievo con   il "modus opernadi" dell'artista informale. Saranno quindi trasmesse, mediante un laboratorio pratico su grandi formati, le principali tecncihe dell'informale quali il dripping, la colatura, la sovrapposizione di vernici diverse, l'uso di grandi spatole, e l'utilizzo di prodotti industriali quali smalti, vernici all'alluminio, spray e tradizionali quali pigmenti e colori ad olio precedentemente trattati.

 

Tutto questo è possibile  grazie a  un lavoro di tipo "monografico". Ogni workshop infatti è dedicato a un artista diverso.  Prima del seminario, al momento dell'iscirzione, viene fornita allo studente una brochure riassuntiva del lavoro dell'artista oggetto dello studio con link video e spunti di lavoro. Durante il seminario possono essere proiettati  video o essere innescati lavori di gruppo

 

 

prossimi appuntamenti

 

                    Domenica 13 novembre  2016       Un percorso tra le tonalità del nero

                                                                                  Franz Kline / Hans Hartung / Pierre Soulage

 

 

 

 

                  Domenica 29 gennaio 2017               Il mediterraneo di Nicolas De Stael

 

 


 

 

WORKSHOP REALIZZATI

 

Sono elencati di seguito estratti delle relazioni preparatorie per i workshop della scuola "Alla Prima". I primi quattro seminari hanno studiato il lavoro di Cy Twombly, Zai You-Ki, jena Dubuffet ed Emilio Vedova. Accompagnano le relazioni alcune immagini del seminario e , in parte, dei lavori prodotti.
La relazione completa in formato pdf completa di immagini può essere richiesta a scuoladipittura.allaprima@gmail.com


Alcune immagini del seminario su Cy Twombly

Cy Twombly

 

Cy Twombly nasce nel 1928 a Lexington, Virginia. Tra il 1948 e il 1951 frequenta la School of the Museum of Fine Arts di Boston, la Washington and Lee University di Lexington, l'Art Students League di New York, dove incontra Robert Rauschenberg. Su suggerimento di quest'ultimo, nel 1951-52 inizia a studiare al Black Mountain College, vicino ad Asheville, in North Carolina, con insegnanti come Franz Kline, Robert Motherwell e Ben Shahn. Sempre nel 1951 la Kootz Gallery di New York espone la sua prima personale. In quegli anni l'opera di Twombly risente dell'Espressionismo in bianco e nero di Kline e dell'immaginario giocoso di Paul Klee.

Nel 1952 una borsa di studio del Virginia Museum of Fine Arts gli consente di viaggiare in Nord-Africa, Spagna, Francia e Italia. Al suo ritorno, nel 1953, entra nell'Esercito come crittografo. Tra il 1955 e il 1959 lavora a New York e in Italia, dove infine si stabilisce, scegliendo la città di Roma. In quegli anni inizia le sue prime sculture astratte che dipinge, a prescindere dal materiale o dalla forma, in bianco. In Italia inizia a lavorare a opere di grandi dimensioni, si allontana dai precedenti scarabocchi espressionisti adottando vere e proprie lettere e numeri e ispirandosi alla poesia, alla mitologia e alla tradizione classica. Arriva così a creare un proprio vocabolario di segni metaforici, talvolta a sfondo sessuale, svincolanti dall'iconografia tradizionale.

Nel 1964 partecipa alla Biennale di Venezia. Nel 1968 il Milwaukee Art Center presenta la sua prima retrospettiva. Altre seguiranno, come quelle organizzate dal Kunsthaus Zürich nel 1987, dal Musée National d’Art Moderne di Parigi nel 1988, dal Museum of Modern Art di New York nel 1994, dalla Pinakothek der Moderne di Monaco nel 2006, dalla Tate Modern di Londra nel 2008, dall'Art Institute of Chicago nel 2009. Nel 1995 apre la Cy Twombly Gallery a Houston per esporre le opere dell'artista realizzate a partire dal 1954. Twombly muore a Roma nel 2011.

Fonte : Peggy Guggenehim Collection

http://www.guggenheim-venice.it/collections/artisti/biografia.php?id_art=254

 

notizie più ampie

http://www.cytwombly.info/ (sito ufficiale della Fondazione facente riferimento all’artista) in inglese

https://en.wikipedia.org/wiki/Cy_Twombly (wikipedia inglese)

https://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=https://en.wikipedia.org/wiki/Cy_Twombly&prev=search

 

Articolo completo http://www.flashartonline.it/interno.php?pagina=articolo_det&id_art=84&det=ok

Altri articoli su Roma e CyTwombly

http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/vetrina/cy_twombly_dopo_la_morte_critica_divisa_grande_artista_o_sopravvalutato_noioso/159848.shtml Articolo denigratorio sul primo viaggio di Twombly a Roma

http://www.polimniaprofessioni.com/rivista/cy_twombly/ articolo esaltante dell’arte di Twombly

 

Le opere di di Cy Twombly sono visitabili sul sito ufficiale della fondazione. http://www.cytwombly.info/

 

Materiale video

https://www.youtube.com/watch?v=30c9A57YXFs Video della Tate gallery Johbn Squire presenta “4 stagioni” di Cy Twombly

https://www.youtube.com/watch?v=Z5_1m7MMXyE Bel video della Tate gallery sull’allestimento della mostra del 2008 alla Tate

https://www.youtube.com/watch?v=EQ-3O7V1qQY Bel video di Sothebys tv sull’opera su carta di Cy Twombly

https://www.youtube.com/watch?v=P0EJdcpThU0 Video di radioPallettes dedicato a Twombly. 22 minuti di musica e immagini in sequenza

 

 


alcune immagini del seminario su Zao You Ki

 

Zao You-Ki

 

Non esiste un sito che raccolga tutto o anche gran parte del lavoro del pittore franco-cinse Zao Wou-Ki.

Deceduto recentemente, nel 2013,

http://www.artribune.com/2013/04/morto-in-svizzera-a-93-anni-lartista-franco-cinese-zao-wou-ki-spiritualita-orientale-modernismo-parigino-era-uno-dei-big-dei-mercati-dellarte-mondiale/

era da tempo affetto da Alzheimer e questo aveva comportato una lunga battaglia legale sulla “gestione” delle opere dell’artista fra la sua seconda moglie Françoise Marquet e il figlio del primo matrimonio Jia-Ling ZHAO: tale conflitto si è risolto nel maggio di quest’anno fondamentalmente a favore della signora Marquet e della fondazione da lei creata per al diffusione e la tutela del lavoro di Zao Wou-Ki

http://www.zaowouki.org/

E’ probabile che tra qualche anno sarà possibile vedere riunito e pubblicato gran parte del lavoro del pittore

E’ possibile leggere la vita dell’artista in questi siti

https://fr.wikipedia.org/wiki/Zao_Wou-Ki

o anche (forse in modo più romanzato ma anche più ricco di spunti)

https://www.academia.edu/6547029/Zao_Wou-Ki_o_lastrazione_Zen-Taoista

1920 – 1948 Cina

 

“Nato il 1 febbraio 1920 in una famiglia aristocratica benestante, discendente dalla

 

dinastia Song, da padre banchiere, amante dell’arte, Zao Wou-Ki capisce in

 

giovane età che aveva bisogno di mollare l’ancora per soddisfare la passione per

 

la pittura. Nel ’48, a vent’otto anni arriva a Parigi accompagnato dalla sua giovane

 

moglie, senza conoscere della Francia né la lingua né le città. Sapeva solamente

 

che un artista doveva vivere a Montparnasse.”

 

In Cina compie sia studi di calligrafia e  pittura classica cinese che di pittura occidentale.

 

Cerca di realizzare opere che non rappresentino soltanto la natura secondo i dettami della pittura classica cinese

 

Dal 1948 FRANCIA

 

“Il primo pomeriggio a Parigi scopre il Louvre, dove diventa compagno di Poussin,

 

Goya, Rembrandt, Courbet, Vermeer, Tiziano, Botticelli. Nei giorni successivi

 

visita i musei e le gallerie d’arte moderna dove scopre Matisse, Cézanne, Picasso,

 

Modigliani”

 

 “Picasso m’avait appris à dessiner comme Picasso, mais Cézanne m’apprit à regarder la nature chinoise. J’avais admiré Modigliani, Renoir, Matisse. Mais c’est Cézanne qui m’aida à me retrouver moi-même, à me retrouver peintre chinois.”

 

 

1949 LA LITOGRAFIA E L’INCONTRO CON HENRI MICHAUX

 

“Dipinge soltanto paesaggi delle dimensioni di cartoline postali. Intorno al 1949 trova che la litografia è quel ponte che lega il paese che ha appena lasciato e quello in cui ancora non osava entrare. Gli viene consigliato di visitare lo studio di litografia Desjobert12 e usando un

 

inchiostro molto diluito, crea una serie di otto tavole tri-colore”

 

Robert Godet, l’editore di Henri Michaux, senza perdere tempo mostra le litografie al

 

poeta, chiedendogli di scrivere del testo da accompagnamentohttps://it.wikipedia.org/wiki/Henri_Michaux

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Henri_Michaux

 

http://www.art-days.com/henri-michaux/

 

1951 L’INCONTRO CON L’OPERA DI PAUL KLEE

  Dalla parte sua Zao Wou-Ki stava affrontando il mondo dell’informe e del “non detto” con il naturalismo di un taoista che sa muoversi perfettamente in quel contesto

 

 … Sono andato e per la prima volta mi sono trovato davanti alla pittura di Klee. Ero richiamato da lle parole di Michaux: “Un ensemble de signes”. Son rimasto due ore ad osservare i piccoli rettangoli di colore, puntati da tratti e segni, stupito dalla libertà nelle tracce e della poesia leggera e cantante che

 

sprigionavano le piccole tele, che diventavano immense per lo spazio che egli sapeva creare.

 

 

 

Paul Klee è la testimonianza che il legame tra la Cina e l’Occidente è possibile. Klee è il “missing link”20, il filo che conduce verso una modernità accessibile

Nel 1953 l’artista sostituisce i pennelli rotondi, perfetti per le linee delicate, con pennelli piatti e più larghi con i quali poteva estendere il colore sulla tela in un solo movimento, producendo quell’effetto di azione e reazione, del quale diventa un maestro. Come i grandi calligrafi cinesi lasciano il corpo intero al servizio del loro spirito, l’arte era tutta nel movimento del polso. Contrariamente alla gestualità di Pollock, nella pittura non bisogna procedere meccanicamente e in modo compulsivo, ma con un ritmo sotto il quale il pennello deve “danzare” per esprimere l’energia interiore dell’artista.

 

 

 

1954

 

L’anno successivo è l’anno di svolta quando Zao compie il suo grande balzo nell’astrazione

I segni, molti dei qualisono antichi caratteri cinesi, altri sono pura invenzione, vanno sotto e sopra nelvuoto della tela, che sembra svuotarsi gradualmente della sua sostanza grigiastra

 

per lasciar spazio all’assenza di colore. Talvolta spessi e in rilievo, talvolta incisi alla maniera di Klee, in uno spazio discontinuo. Zao vuole sbarazzarsi della sua cultura d’azione, vuole allontanarsi. Racconta che questo era l’unico momento della sua vita che lavorava di notte.

L’acquaforte e l’acquatinta sono le sue tecniche preferite, dove i segni dell’incisione sono ricoperti di colori, che sembrano inghiottirli. Il disegno è tracciato con un pennello su una lastra di rame,

 

ricoperta di zucchero o altro materiale granuloso ed acqua. Quando lo zucchero è secco, la lastra si ricopre di uno strato leggero di vernice e si immerge in acqua. Il colore si dissolve, lo zucchero solleva la vernice e lascia la lastra a nudo. Si pulisce la tavola con l’aiuto del cotone ed il disegno compare. Questa è la prima fase. L’incisione è la seconda fase: si lasciano cadere sulla lastra di rame dei granelli di resina di pino. La piastra si riscalda affinché si uniscono i granelli, per

 

creare forme resistenti alla morsura dell’acido. 27 Zao mischia le due tecniche e poi procede con la sovrapposizione dei colori, giocando sull’opposizione del rendere lo sfondo arioso e la grafia nervosa

 

 

 

1958 LITOGRAFIE

 

 

http://bid.igavelauctions.com/Bidding.taf?_function=detail&Auction_uid1=720368

 

1960 I GRANDI QUADRI

 

 Dall’inizio degli anni ’60, le dimensioni dei suoi quadri diventano giganteschi, Sembra che il colore porti tutto il resto intorno e mischia gli abissi e le eruzioni stellari.

Intorno agli anni ’70 ritorna ad usare l’inchiostro Indiano. La sua tecnica è insolita: come il grande maestro Shi Tao, Zao Wou-Ki utilizza polvere di pino bruciato, che contiene più resina e di conseguenza l’inchiostro diventa più solido e denso. I suoi movimenti rapidi sono sempre sotto controllo. Il virtuosismo sta nel dominare la diffusione casuale delle macchie d’inchiostro liquido sulla carta assorbente xuanzhi 宣纸 31, dando al pennello la forza necessaria per ottenere le  pennellate desiderate. In questo modo lui rende perfettamente il legame tra ilvuoto ed il pieno, esprimendo la sua totale riconciliazione con la “pittura a macchie”. In cinese esiste un’espressione mofen wucai 墨分五彩33, che illustra le 5 modalità di usare l’inchiostro: gan secco, shi 湿 umido, nong denso, dan leggero, sottile, jiao bruciato. Nella shuimo hua 水墨画 ovvero “pittura ad inchiostro”,

 

la monocromia del bianco e nero ha un simbolismo particolare: il nero indica la serietà, la sobrietà dell’uomo e il mistero profondo; il bianco simboleggia la luce, la quiete ed il senso di tranquillità dell’uomo. Nella Pit tura ad inchiostro i due

 

colori devono essere in perfetto equilibrio e la maestria sta nel raggiungere una simmetria tra il “vuoto” del bianco e il “pieno” del nero. Estendendo sfumature e applicando gradazioni, l’inchiostro crea uno splendido mondo visivo e

associazioni di immensità (tavola 34). Successivamente Zao ha applicato questa sua abilità alla pittura ad olio e così ha integrato le forme e le modalità dell’arte cinese e l’arte occidentale.

 

 


Immagini del workshop su Zao You.ki

Jean Dubuffet

 

è stato un pittore francese (1901-1985)

 

L'opera completa di Dubuffet è visionabile all'interno del sito della fondazione Dubuffet.

 

http://www.dubuffetfondation.com/

 

una brevissima storia della sua vita è nel video https://www.youtube.com/watch?v=xWGA8rkCJ9A

 

ma su youtube potete torvare una quantità incredibile di materiale

 

Non vi farò quindi una dispensa particolarmente ricca perchè sarà più facile per voi visionare la sua opera direttamente sul sito della fondazione (dove fra l'altro sono presenti alcune curiosità) però vi faccio un breve sunto della sua vita e opera che vi servirà per orientarvi.

 

Per prima cosa c'è da dire che Dubuffet è stato il coniatore del concetto di ART BRUT

 

da Wikipedia:

 

“Inizia nel 1945 il vero e più sentito percorso artistico di Dubuffet, quando teorizza ed introduce il concetto di Art Brut, lavori che sono spontanei, immediati, prodotti da persone prive di specifica formazione artistica, come i malati mentali, i bambini. Nel 1947, assieme ad André Breton, Paulhan e Drouin fonda la "Compagnie de l'art brut": il termine definisce l'attività creativa di "artisti loro malgrado", che creano senza intenzioni estetiche, per una personale pulsione emotiva confluente in una comunicazione immediata e sintetica. Contemporaneamente organizza una mostra esponendo i disegni di bambini e alienati mentali.”

 

ma andiamo a vedere nel dettaglio il suo percorso:

 

Primo periodo

Dubuffet è nato a Le Havre da una famiglia di mercanti di vino all'ingrosso che facevano parte della ricca borghesia. Si trasferì a Parigi nel 1918 per studiare pittura press ol'Académie Julian, diventando amici con gli artisti

Juan Gris      Andrè Masson       Fernand LegerSei mesi più tardi, dopo aver trovato la formazione accademica poco gradevole , ha lasciato l'Accademia  e si è messo a studiare in modo indipendente. [2In questo periodo, Dubuffet ha sviluppato molti altri interessi, tra cui musica, poesia, e lo studio delle lingue antiche e moderne.  Dubuffet anche viaggiato in Italia e in Brasile, e al ritorno a Le Havre nel 1925, si è sposato per una

prima volta ed ha avviato  una piccola impresa di vini a Parigi.  Egli inizia  a dipingere di nuovo nel 1934, quando ha fatto un grande serie di ritratti in cui ha sottolineato le mode della storia dell'arte per poi iniziare un  business di vino

 

Secondo periodo

 

Nel 1942, Dubuffet decide di dedicarsi di nuovo all'arte. Spesso Scelse soggetti per le sue opere della vita quotidiana, come la gente seduta nella Metropolitana di Parigi Dubuffet ha realizzato questi quadri con  colori forti  ricordando la tavolozza di fauvismo,  nonché le scuola Brucke

https://it.wikipedia.org/wiki/Fauves

https://it.wikipedia.org/wiki/Die_Br%C3%BCcke

molte delle sue opere presenti uno o più individui collocati in uno spazio molto ristretto,. La sua prima mostra personale è  dell’ ottobre del 1944, alla Galerie René Drouin di Parigi.

Terzo periodo

Nel 1945, Dubuffet fu fortemente colpito da uno spettacolo a Parigi di Jean Fautrier

https://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Fautrie

Dubuffet ha iniziato quindi ad usare la pittura ad olio denso mescolata con materiali come fango, sabbia, polvere di carbone, ghiaia, pezzi di vetro, corda, paglia, gesso, ghiaia, cemento e catrame. Questo gli ha permesso di abbandonare il metodo tradizionale di applicazione di pittura ad olio su tela con un pennello; Dubuffet creò una pasta von la quale poteva creare segni fisici, come graffi e segni . La tecnica impasto di miscelazione e l'applicazione della vernice era meglio manifestata in serie di Dubuffet 'Hautes Pâtes' o spessi Impastoes, che espone alla sua seconda grande mostra, dal titolo Microbolus Macadam & Cie / Hautes Pates nel 1946 alla Galerie René Drouin. Il suo uso di materiali grezzi e l'ironia che ha infuso in molte delle sue opere sviluppò una significativa reazione da parte della critica, che accusava Dubuffet di 'anarchia' e 'raschiare la pattumiera'.

 

Quarto PeriodoDopo il 1946, Dubuffet iniziò una serie di ritratti

con i suoi amici Henri Michaux, Francis Ponge, Jean Paulhan e Pierre Matisse Dipinse questi ritratti negli stessi materiali spessi, e in modo volutamente anti-psicologico e anti-personali,. Qualche anno più tardi si avvicinò al gruppo surrealista nel 1948, poi il Collegio dei Pataphysique nel 1954. Si avvicinò al lavoro di Antonin Artaud , allo scrittotre Louis Celine e al pittore Andrè MAsson

Quinto periodo

 

Tra il 1945 e il 1947, Dubuffet realizza  tre viaggi separati in  Algeria, colonia francese,  al fine di trovare ulteriore ispirazione artistica. Dubuffet era affascinato dalla natura nomade delle tribù in Algeria, ha ammirato la qualità effimera della loro esistenza, L'impermanenza di questo tipo di movimento attrasse  Dubuffet  è diventò un aspetto di Art Brut. [5] Nel giugno del 1948, Dubuffet, insieme a Jean Paulhan, André Breton, Charles Ratton, Michel Tapie, e Henri-Pierre Roche, ufficialmente istituita La Compagnie de l'Art Brut di Parigi. [6] Questa associazione fu s dedicata alla scoperta, la documentazione e l'esposizione di art brut.

 

IInfluenzato da Hans Prinzhorn 's libro Artistry dei malati mentali, Dubuffet ha coniato il termine art brut (che significa "arte grezza", spesso indicato come' arte da strada ') per l'arte prodotta da non professionisti che lavorano norme estetiche esterne, come l'arte da pazienti psichiatrici, detenuti e bambini. Dubuffet ha ritenuto che la semplice vita di tutti i giorni conteneva più arte  dell'arte accademica, o grande pittura..  A tal fine, Dubuffet cominciò a cercare una forma d'arte in cui tutti possono partecipare e per la quale tutti potevano essere intrattenuti. Egli ha cercato di creare un'arte libera da preoccupazioni intellettuali come Art Brut, e, di conseguenza, il suo lavoro appare spesso primitivo e infantile. La sua forma è spesso paragonato ad arte per bambini. 

 

Vi allego qui solo 3 opere del grande lavoro di Dubuffet. Vi invito a visionare il sito della fondazione perché si tratta di un lavoro importnate. E’ la dimostrazione come anche da uno scarabocchio, se ci si lavora e si trova il tempo, la forza, la decisione e l’intenzione di portarlo avanti si possa raggiungere risultati. a mio avviso, considerevoli ed  importanti

 

http://www.dubuffetfondation.com/

 

 

 

 


immagini del workshop su Emilio Vedova

Emilio Vedova

 

Nato a Venezia da una famiglia di artigiani-operai inizia a lavorare intensamente da autodidatta fin dagli anni trenta: figure e architetture. Giovanissimo, nel 1942, aderisce al movimento antinovecentista “Corrente”.

 

Antifascista, partecipa tra il 1944 e il 1945 alla Resistenza e nel 1946, a Milano, è tra i firmatari del manifesto “Oltre Guernica”. Nello stesso anno a Venezia è tra i fondatori della “Nuova Secessione Italiana” poi “Fronte Nuovo delle Arti”. Nel 1948 partecipa alla sua prima Biennale di Venezia, manifestazione che lo vedrà spesso protagonista: nel 1952 gli viene dedicata una sala personale, nel 1960 riceve il Gran Premio per la pittura, nel 1997 riceve il prestigioso Leone d’Oro alla carriera.

 

All’inizio degli anni cinquanta realizza i suoi celebri cicli di opere: “Scontro di situazioni”, “Ciclo della Protesta”, “Cicli della Natura”. Nel 1954, alla II Biennale di San Paolo, vince un premio che gli permetterà di trascorrere tre mesi in Brasile la cui estrema e difficile realtà lo colpirà profondamente. Nel 1961 realizza al Teatro La Fenice le scenografie e i costumi per “Intolleranza ‘60” di Luigi Nono con il quale collaborerà anche nel 1984 al “Prometeo”.

 

Dal 1961 lavora ai “Plurimi”, prima quelli veneziani poi quelli berlinesi realizzati a Berlino tra il 1963 e il 1964 tra cui i sette dell’ “ Absurdes Berliner Tagebuch ‘64” presenti alla Documenta di Kassel nel 1964 dove ha esposto anche nel 1955 nel 1959 e poi nel 1982. Dal 1965 al’1967 lavora allo “Spazio/Plurimo/Luce” per l’EXPO di Montreal. Intensa attività didattica nelle Università americane e poi alla Sommerakademie di Salisburgo e all’Accademia di Venezia.

 

La sua carriera artistica è caratterizzata da una costante volontà di ricerca e forza innovatrice. Negli anni settanta realizza i “Plurimi Binari” dei cicli “Lacerazione” e i “Carnevali” e negli anni ottanta i grandi cicli di “teleri” fino ai “Dischi”, “Tondi”, “Oltre” e “…in continuum…”. Riceve numerosi e prestigiosi premi e riconoscimenti. Tra le ultime mostre personali di rilievo la grande antologica al Castello di Rivoli nel 1998 e, dopo la sua scomparsa nel 2006, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e alla Berlinische Galerie di Berlino.

 

BREVISSIMO VIDEO DI AUTOPRESENTAZIONE DI VEDOVA

https://www.youtube.com/watch?v=IACmWZLLl6Y

 

Parlare di Emilio Vedova non è semplicissimo. E’ un po’ come parlare di Jackson Pollock anche se le due arti sono molto diverse. Se vogliamo quella di Pollock risulta più estetica, più progettata rispetto a quella dell’artista veneziano.

 

Non che Vedova non progetti, e le sua enormi capacità nel disegno lo dimostrano, ma è un progettare su un paino di contenuti, di domande, di questioni aperte anche culturali oltre che emotive, necessarie,

 

 

Sul significato del disegno per Vedova si veda questo breve video

https://www.youtube.com/watch?v=iW3fR0BCOwU

 

Sul significato della domanda si veda questo video

https://www.youtube.com/watch?v=s5Eed5VyegQ

 

Il lavoro di Vedova è quindi interiore e sociale. C’è sempre un grande perché dietro al suo lavoro, un perché che riguarda sicuramente se stesso, ma anche tutta l’umanità. Personalmente non credo che Vedova abbia trovato risposte alle sue domande, ma ha messo sicuramente in moto delle forti energie riuscendo a costruire dei grandi progetti, anche collettivi. A questo proposito è importantissimo vedere il lavoro che ha fatto all’accademia di belle arti di venezia

 

Video realizzato dai suoi studenti

https://www.youtube.com/watch?v=dS5LqFPFDfM

 

L'ultima grande mostra

https://www.youtube.com/watch?v=SQpPtGxCvzQ